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Smart Working e Depressione: I Migliori Consigli degli Psicologi

smart working depressione

La pandemia attuale ha decisamente modificato tutte le abitudini della popolazione italiana ma uno dei settori più colpiti è stato il mondo del lavoro. Secondo uno studio, effettuato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, già dal 2017, con l’approvazione della Legge n.81 del 22/05/17 che agevola la flessibilità organizzativa e l’utilizzo di strumenti per il lavoro da remoto, c’è stato un incremento di questa nuova modalità lavorativa che nel 2018 ha portato ben 480mila persone a usufruirne a pieno regime e facendo aumentare il numero del 20% nel 2019.

Attualmente, il Governo ha richiesto la collaborazione di altri 550mila lavoratori per combattere il virus che sta colpendo l’intero pianeta, portando così il numero degli smartworker a un milione.

Smart working: i benefici e gli svantaggi

Secondo la statistica redatta dal sito Confindustria, i dipendenti si ritengono maggiormente soddisfatti di questo genere di approccio al lavoro, sottolineando di apprezzare maggiormente la loro mansione e la nuova organizzazione.

Denominatore comune di scontentezza, invece, è la sensazione d’isolamento che lo smart working comporta, infatti, il lavoro agile ha portato nostalgia in casa di tutti i lavoratori che non possono più interfacciarsi fisicamente con i loro colleghi e che devono affrontare ogni tipo di questione solo dietro lo schermo di un computer o di un cellulare. Questo genere di svantaggio ha intralciato l’innovazione nelle aziende e lo scambio sociale che aiuta i dipendenti e i loro capi ad avere idee di rinnovamento inerenti alle azioni da intraprendere per eventuali miglioramenti organizzativi.

Inoltre, un altro rischio consistente è l’aumento delle ore di lavoro che ha portato molti dipendenti ad avere scompensi psicologici. Infatti, passare troppe ore chiusi in casa, fa aumentare anche lo stato di depressione e solitudine, dato che si rischia di non comunicare anche per diverse ore o giorni con altre persone, è facile comprendere che per un animale sociale come l’uomo questo si traduce in un’ulteriore fonte di stress.

LinkedIn viene in soccorso con dei consigli per evitare lo stress da smart working

Gli studi e le ricerche inerenti a questo nuovo fenomeno sono stati anche effettuati da LindedIn e confermano che per evitare stress o addirittura burnout bisogna cercare di trovare equilibrio tra la propria vita privata e lavorativa.

Cameron Veasey,Brand Communications and Social Impact expert di LinkedIn, ha dato dei consigli a tutti gli smartworker ricordando che è importante fissare dei confini e darsi degli orari ben precisi cercando di non superarli, prendersi delle pause dallo schermo per dare alla mente la possibilità di riposare e di ricaricarsi e, infine, prendersi cura di sé stessi, cercando di non abbandonarsi a una vita troppo sedentaria e dedicare parte del proprio tempo alla meditazione e al relax per alleviare lo stress.

Anche l’Ordine degli Psicologi tira le somme

Laura Parolin, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi, sostiene il pensiero espresso da Cameron Veasey, affermando, però, che durante le emergenze sanitarie gli effetti psicologici persistono a lungo anche dopo la fine della crisi, sottolineando, quindi, che i consigli dati da LinkendIn sono corretti ma che è sempre meglio ricorrere a uno specialista se gli stati ansiosi persistono. Inoltre è molto importante la condivisione di particolari malesseri, senza nasconderli, nonostante la situazione attuale sia complessa e di difficile gestione per tutti.

Ma cosa succede esattamente al cervello quando è sotto stress?

È facile comprendere che un cervello stressato non reagisce come dovrebbe alle attività di tutti i giorni.

Il nostro cervello ci permette di rispondere con grande velocità ai cambiamenti repentini nella nostra routine. Nel caso di questo periodo storico particolare, però, il nostro cervello ha dovuto adattarsi a una routine diversa, infatti, molte persone, chiuse tra le mura domestiche non riescono più a gestire gli eventi esterni che potrebbero presentarsi. Questo accade perché il cervello si è abituato alla routine attuale e i lobi frontali che di solito aiutano a interfacciarsi con eventi un po’ più complessi, rallentano le loro attività, portando a provare stati di ansia e stress. I picchi possono essere talmente alti da far aumentare anche gli stati nervosi, fino a creare nervosismo anche per le attività più semplici.

Ci sono anche studi che dimostrano che le persone sotto i 25 anni patiscono maggiormente questa situazione, perché il cervello non risulta ancora propriamente formato dato che l’ultima parte del cervello si sviluppa tra i 18 e 24 anni.

Il cortisolo complica tutto. Infatti, alti livelli di stress portano a un notevole aumento di cortisolo. Questo ormone, sviluppato ad alte dosi, porta a non creare nuove cellule cerebrali. Cosa significa questo? Che si diventa molto più inflessibili a quello che abbiamo attorno, perché il nostro stato cognitivo rallenta.

Come fare per ovviare al problema?

È importante cercare di mantenere il cervello il più attivo possibile! Sempre nel limite dei decreti in vigore, bisogna cercare di passare anche poco tempo all’aria aperta, fare sport e se non ci è possibile farlo fuori, almeno in casa. Il tutto per evitare che il cervello si atrofizzi ad attività troppo schematiche.

Inoltre, è necessario mantenere, sia per scopi lavorativi che per scopi personali, i contatti con l’esterno. Fare delle videochiamate, delle telefonate oppure chattare con le persone care aiuta molto in queste situazioni. Tutte queste accortezze faranno sentire tutti meno soli e aiuteranno il cervello a rimanere attivo, ma soprattutto aiuteranno a portare un po di distrazione.

Conclusioni

Come avrai ben capito, il cervello può giocarci brutti scherzi in una situazione in cui dovremmo invece essere tutti maggiormente lucidi. Se i consigli ti sono stati utili, scrivilo qui sotto e se per caso vuoi segnalare altri metodi per tenere allenato il cervello, non esitare a scriverlo!